Crowdfunding, che cos’è e come usarlo al meglio

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Crowdfunding cosa è

Nuove frontiere dell’economia: la raccolta fondi tramite internet è ormai uno dei metodi più utilizzati per finanziare progetti di ogni genere. Ma il crowdfunding è così facile come sembra? Non proprio. Ecco cosa c’è da sapere per usarlo al meglio. A cominciare dalla pronuncia.

Che cos’è il crowdfunding? Magari non siete sicuri della pronuncia, ma sicuramente, se leggete i giornali, usate internet o accendete la tv di tanto in tanto, nell’ultimo anno avrete sicuramente sentito questa parola: crowdfunding. Per la cronaca, si pronuncia craud fanding, ovvero crowd, folla, e funding, finanziamento. E’ un metodo molto semplice che consiste nel chiedere alle persone interessate alla realizzazione di un progetto di sostenerlo con piccole quote che messe assieme possono arrivare – in alcuni casi fortunati – a raggiungere grosse cifre. E vedere così realizzato il progetto. Se ne parla dal 2005-2006, soprattutto negli Stati Uniti (nel 2008 lo usò anche Obama per finanziare – in parte – la sua campagna elettorale), e da qualche anno anche dalle nostre parti.

Qualche numero sul crowdfunding in Italia

In Italia ci sono ben 27 piattaforme di crowdfunding, anche se ogni giorno ne spunta fuori un’altra, e alcune sono attive addirittura dal 2005: è il caso di Produzioni dal Basso, dove sono presenti molti progetti, soprattutto nel campo artistico, come documentari, cortometraggi, film, opere teatrali o musicali. In questo momento su Produzioni dal Basso ci sono 375 progetti già finanziati. Tra le altre piattaforme italiane segnaliamo anche Eppela e Rete del Dono. Alcune si occupano di certi settori in particolare: ad esempio Musicraiser è una piattaforma dedicata alla musica. Altri siti, come Youcapital, si occupano di trovare i fondi per inchieste giornalistiche.  E il futuro sembra proprio quello: piattaforme sempre più targetizzate e specializzate. Il fenomeno è in crescita, ma piano con l’entusiasmo. Secondo l’Analisi delle piattaforme di crowdfunding italiano nel 2012, su 9mila progetti presentati, solo il 29% ha avuto buon esito.

La regolamentazione in Italia

Incredibilmente, nonostante la nota arretratezza del nostro Paese su certi argomenti legati alle nuove tecnologie e alle economie alternative, siamo la prima nazione europea ad avere una normativa sul crowdfunding. Nel decreto legge n. 179/2012, ovvero il Decreto crescita bis, si parla del fenomeno come uno dei mezzi per aiutare e favorire lo sviluppo delle nuove imprese, in particolare le start-up innovative, ovvero quelle piccole imprese che si muovono nel settore dell’innovazione e della tecnologia.

Che tipi di progetti possono essere realizzati con il crowdfunding?

Tutti. Restauro di una chiesa, pubblicazione di un disco, realizzazione di un film, di uno spettacolo teatrale, un’invenzione o un videogioco. Se fate un giro nei siti principali di crowdfunding vedrete che c’è davvero di tutto. E’ il trionfo dell’autoproduzione. Sui giornali un giorno sì e uno no si legge di qualche storia entusiasmante di start-up nate così e milioni di dollari raccolti in pochi giorni. Ma è davvero così facile? Non esattamente. La maggior parte delle raccolte infatti non ha buon esito. Come mai?

Cosa serve perché un crowdfunding abbia successo

  • Intanto una buona idea. Non è scontato: probabilmente voi siete convinti che la vostra idea sia perfetta, ma prima di lanciarvi nella raccolta discutetene con altri, cercate di capire se davvero è così valida da convincere centinaia o migliaia di persone a darvi dei soldi – perché di questo si tratta – per realizzarla.
  • Saperla comunicare. A volte le idee migliori non vengono notate semplicemente perché non sono ben presentate. Vendere qualcosa è difficile, ma vendere qualcosa che ancora non esiste – e che addirittura potrebbe non esistere mai, nel caso la raccolta non andasse a buon fine – è difficilissimo. Non sottovalutate la comunicazione, mai. Mettetevi nei panni degli altri e pensate: io mi fiderei di questo sistema?
  • Social network, ma non solo. Il Web è ovviamente il mezzo che ha reso le cose molto più facili, ma da solo non basta, soprattutto se il vostro obiettivo è raccogliere una cifra significativa e non avete grosse organizzazioni dietro. Dunque rivolgetevi anche ai vecchi media, radio, tv, giornali. Tentate tutte le strade possibili.
  • Creare un senso di comunità. Va sottolineato che il crowdfunding, nella maggior parte dei casi, si tratta di un sistema che si basa sulla fiducia reciproca: i vostri sostenitori promettono di donarvi dei soldi e voi promettete che li userete per realizzare il progetto promesso. Questa fiducia è più facile da instaurare se si basa su una comunità.
  • Trasmettere entusiasmo.  I vostri sostenitori non sono semplici donatori, ma veri e propri co-produttori del vostro progetto, che si tratti di un film, di un ponte, di un’iniziativa di volontariato o di un disco. Teneteli informati, trasmettete loro la sensazione – reale – che il successo dell’iniziativa sarà anche il loro successo.
  • Promettere qualcosa in cambio. Si chiama crowdfunding reward-based. In poche parole si promette una ricompensa. In alcuni casi, se l’iniziativa ha successo, può bastare inserire il nome dei sostenitori da qualche parte. In altri casi per convincerli a donarvi una cifra significativa può essere utile promettere qualcosa in cambio: un dvd, un libro, un biglietto gratuito, un posto in prima fila. Scatenate pure la vostra fantasia.

Perché il vostro progetto di crowdfunding potrebbe fallire

Le ragioni sono tante. Ad esempio perché in Italia è più difficile che negli Stati Uniti. Meno persone, meno soldi, meno cultura imprenditoriale. Le favolose storie dei teenager che su Kickstarter chiedono 10mila dollari e invece ne ricevono 500mila in poche ore, dalle nostre parti sono decisamente improbabili. Premesso questo, ci sono alcuni errori che potreste commettere:

  • Non dire chi siete. Oltre a trasmettere un’idea valida dovete spiegare ai potenziali sostenitori chi siete e cosa fate. Soprattutto in Italia non è così semplice, vista la mancanza di cultura su questo tipo di metodi e un’innata diffidenza. Ricordatevi dunque che vi state rivolgendo a delle persone reali, non a un ente o un’istituzione astratta. Si tratta di persone come voi che prima di darvi i soldi in mano – o quantomeno prenotare le quote del vostro progetto – vogliono potersi fidare.
  • Non crederci fino in fondo. Ci sono progetti presentati con un breve testo senza immagini e poche righe di spiegazione. Il 99% dei progetti così non raggiungere la cifra sperata ma nemmeno la sfiora. Come mai? Perché non trasmettono né fiducia né entusiasmo. Non fatelo tanto per farlo, giusto per tentare una delle tante strade. Credeteci davvero e trasmettete questa fiducia nella vostra idea alle altre persone.
  • Confondere la comunicazione con lo spam. L’abbiamo detto sopra: i social network e il Web in generale sono fondamentali. Ma attenzione a come li usate. I vostri sostenitori hanno semplicemente cliccato su un tasto, ma non per questo hanno accettato di ricevere quotidianamente le vostre comunicazioni. Dosate bene email e post su Facebook, e siate intelligenti, non furbi.

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