Telecom passa alla Spagna: a chi conviene davvero?

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Telecom passa alla Spagna

Agli spagnoli di Telefonica va il 22% del gruppo Telecom e la maggioranza nel consiglio di amministrazione. Un passaggio molto discusso, nonostante i vertici tentino di minimizzare. Ma la preoccupazione, soprattutto tra i piccoli azionisti, non accenna a diminuire. Ma chi conviene davvero che Telecom diventi spagnola? Chi ci guadagna?

Anche l’ultimo baluardo della telefonia italiana è crollato. E’ ufficiale la cessione di Telecom alla compagnia iberica Telefonica.

Il presidente del gruppo, Franco Bernabè, non è d’accordo a considerare straniera l’azienda: “Telecom Italia non diventa spagnola perché l’operazione riguarda Telco, solo Telco ha avuto un cambiamento azionario”Telco è la società che detiene il 22,4 per cento di Telecom e nomina la maggioranza dei membri del consiglio di amministrazione. Telefonica sottoscriverà per essa un aumento di capitale pari a 324 milioni di euro (1,09 euro per azione). Gli spagnoli, sulla base dell’accordo raggiunto con Mediobanca, Assicurazioni Generali e Intesa San Paolo, saliranno dal 46 al 66 per cento di Telco con un’opzione di aumento fino al 70 per cento a breve termine. E per il 2014 potrebbero raggiungere persino il 100 per cento. Telefonica ha voluto ribadire in una nota “il suo impegno a contribuire allo sviluppo di Telecom Italia sul suo mercato domestico, attraverso sinergie e condivisioni di best practices”.

Ma a chi conviene questo passaggio? I vantaggi per ora sembrano localizzarsi prettamente in terra straniera. Sin dalla costituzione di Telco nel 2007, infatti, le azioni di Telecom Italia non hanno fatto che precipitare. In sei anni si è verificata una svalutazione da 2,82 a 1,09 euro. Oltre ai mancati premi per i piccoli azionisti, Telecom con la cessione si sobbarca i circa 50 miliardi di debito di Telefonica, che si aggiungono ai 4o della compagnia italiana. Anche gli annunciati investimenti in Italia sulla banda larga per il momento sembrano essere poco più che una chimera. A sorridere, invece, sono per adesso i mercati e i grandi azionisti, compresi quelli italiani.

Un’altra preoccupazione che sta emergendo dalla voce dei sindacati riguarda i posti di lavoro a rischio. “Non è una bella pagina economica per il Paese”, ha commentato il segretario Cisl Raffaele Bonanni.  Che ha aggiunto: “Mentre Enel, rimasta sotto controllo pubblico, ha acquisito aziende spagnole diventando uno dei primi gruppi mondiali dell’elettricità, Telecom privatizzata del tutto finisce in mano agli altri”. Critico anche Luigi Angeletti, leader della Uil. “E’ un altro duro colpo per noi. Così perderemo un’altra delle poche, grandi imprese che ancora restano sotto il controllo italiano. Questo accordo – ha affermato il sindacalista – ha una ricaduta per noi negativa sul fronte occupazionale, non solo nell’immediato ma soprattutto per il futuro”. Secondo Michele Azzola della Slc Cgil a essere in pericolo sarebbero fino a 16mila posti di lavoro e quella con Telefonica “è la prima operazione che consegna agli stranieri un gruppo strategico italiano. Un’operazione mai avvenuta in nessun Paese occidentale”.

Martedì mattina il presidente del consiglio, Enrico Letta, alle 10,30 interverrà alla Camera sulla questione. Intanto si è espresso così: “Guardiamo, valutiamo, vigileremo sul fronte occupazionale, ma bisogna ricordare che Telecom è una società privata e siamo in un mercato europeo”.

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