Cosa fare se non pagano una fattura?

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uomo conti fattura

Hai fatto il lavoro, hai emesso la fattura, ma ancora non hai visto un soldo. Capita spesso in Italia: sei in buona compagnia. Che si fa quando i clienti non pagano una fattura?

Con le tante partite iva che ci sono in Italia, oltretutto sempre in aumento (anche se, secondo i dati della Cgia di Mestre, una su quattro vive in povertà – dati del 2015) è sempre più diffuso il problema delle fatture non pagate. Lavoratori autonomi, liberi professionisti, giornalisti, architetti, grafici, web-designer: tutte queste categorie hanno in comune l’esperienza di lavori non pagati. I clienti non sono difficili da trovare, ma cosa fare se poi non pagano una fattura?

La verità? Si può fare poco, solo prevenire

Partiamo da una semplice verità: troverete altri mille siti dove vi daranno una serie di consigli e di step da seguire in caso di fatture non pagate. O meglio: per prevenire il mancato pagamento. Quindi la notula, l’avviso di pagamento, oppure l’acconto, chiedere una percentuale in anticipo, e altri mille trucchetti che sono più che altro palliativi. Infatti nessuno di questi vi porterà all’obiettivo concreto: avere i soldi per il lavoro svolto. Con questi trucchi forse riuscirete a pagare meno tasse, o a non pagarle, oppure riuscirete ad avere una parte, solo una parte, del dovuto, ma non riuscirete a farvi pagare.

Nessuno sa quando dev’essere pagata una fattura

Secondo la legge, se non specificato altrimenti, nel momento in cui viene emessa la fattura, il lavoro dev’essere pagato. E’ esattamente come uno scontrino fiscale per un commerciante. Il pagamento è contestuale all’erogazione del servizio. In Italia però (ma non solo in Italia) il cliente che paga contestualmente – cioè nello stesso momento o subito dopo – all’emissione della fattura è pura fantascienza. Non solo tra privati o aziende, ma anche e soprattutto nella pubblica amministrazione. Chi lavora con comuni o enti provinciali o regionali conosce bene la situazione: lavori pagati dopo 6 mesi o un anno, o mai.

Se non ti paga la fattura ora, chiediti perché

Dunque le fatture “a 30 giorni”, a sessanta, a novanta, sono una prassi ufficiosa che in realtà non avrebbe motivo di esistere. In teoria, fatto il lavoro, emessa la fattura, il cliente deve pagare. Se un’azienda ti ha chiesto un lavoro – ad esempio un progetto, se sei un architetto – vuol dire che in quel momento deve avere i soldi per pagarti quel lavoro, altrimenti non te l’avrebbe chiesto. Se tu fai il lavoro e l’azienda ti dice che te lo pagherà fra tre mesi, devi farti qualche domanda. Quell’azienda non ha una cifra così piccola? Se ti paga va in rosso? E allora chi me lo dice che avrà i soldi fra tre mesi? E perché mi ha fatto lavorare se sapeva di non potermi pagare?

Volete una dimostrazione? Provate a non pagare il vostro commercialista

Una volta, per togliermi il dubbio, ho chiesto al mio commercialista quando mi dovevano pagare le fatture i miei clienti. “Subito” mi ha risposto senza il minimo dubbio. “O indichi tu il tempo nella fattura, per agevolarli nei pagamenti o perché vi siete messi d’accordo così, oppure, se non c’è scritto niente, nel momento in cui ricevono la fattura devono pagarti”. E ogni anno lui, quando mi manda la sua fattura, specifica “da pagare entro 30 giorni”. Se non pago, al trentunesimo giorno manda una cortese mail per ricordarmi del pagamento. Se mi dimentico ancora, qualche giorno dopo ne arriva un’altra, oppure una telefonata, sempre molto cortese ma sempre molto puntuale. Ho sempre pagato puntualmente, quindi non oso immaginare cosa succeda dopo.

Le cose che ti dicono per non pagarti

Avvocati e società di recupero crediti conoscono bene le frasi che le aziende usano in questi casi. Ma anche le partite iva individuali ormai hanno la loro esperienza. La più gettonata è quella della posticipazione: “La sua fattura sarà saldata fra 15 giorni” oppure “a fine mese” (e naturalmente il mese è appena iniziato). Oppure “in questo periodo ci sono dei problemi”, e il periodo tende a ripetersi ciclicamente. Altre risposte diffuse: “la pagheremo al più presto”, “eravamo in ferie”, “anche noi non siamo stati pagati” oppure la più terribile: il silenzio. Settimane di silenzio, se non mesi.

E il tempo che mettete per farvi pagare chi ve lo paga?

Una battuta che gira sempre tra i liberi professionisti è che “il lavoro non è difficile, il difficile è farsi pagare”. Non è solo una battuta: spesso si perde più tempo per farsi pagare la fattura che a fare il lavoro vero e proprio, è davvero così. E quel tempo non ve lo paga nessuno. Quindi ok, essere chiari nelle comunicazioni è utile, fare un preventivo che venga accettato e tenere sempre conservate le email come prova è utile, chiedere un acconto è utile. Ma in fin dei conti tutto questo non serve a niente. Perché poi se il cliente non vi pagherà, ci sarà poco da fare. Passare a vie legali in Italia vuol dire passare dal male al peggio, dalla padella alla brace. Tempi lunghi, altri soldi, e perfino la probabilità di non vincere. E’ l’opzione meno consigliata, da scegliere come ultima spiaggia e solo in caso di cifre enormi.

Le soluzioni? Contratti e clienti fidati

Un contratto di collaborazione può essere una soluzione. Molti si rifiuteranno, allora accettate di fare la fattura ma mettete subito in chiaro che pretendete un pagamento entro 30 giorni dall’emissione della fattura. Se dicono di no, non accettate il lavoro. Se un’azienda si comporta così dovreste sentire suonare un campanello d’allarme: non è affidabile, potrebbe non pagare o pagare con enormi ritardi. La vera soluzione è avere dei clienti fidati, che pagano sempre e puntualmente. Se trovate quelli, siete a posto. Si stabilisce un rapporto di reciproca fiducia: voi date un servizio, loro ve lo pagano. E tutti vissero felici e contenti. Certo, finché non si devono pagare le tasse.. Ma questa è un’altra storia.

Vedi anche: Quali sono i lavori che danno meno soddisfazione

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